(Don Bosco)
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VIA LUCIS

  La vita è un cammino incessante. In questo cammino noi non siamo soli. Il Risorto ha promesso: «lo sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo». La vita deve essere un cammino di continua risurrezione. Riscopriremo la risurrezione come fonte della pace, come energetico della gioia, come stimolo alla novità della storia. La sentiremo proclamata nel testo biblico e ampliata nell’attualizzazione al nostro oggi, che è l’«oggi» di Dio.
  Dopo la risurrezione, Gesù si è messo a camminare sulle nostre strade. Contempliamo questo suo cammino in quattordici tappe: è la Via lucis, itinerario simmetrico alla Via crucis. Le percorreremo. Per ricordare le sue tappe. Per progettare le nostre. La vita cristiana è infatti un testimoniare lui, Cristo risorto. Essere testimoni del Risorto significa essere ogni giorno più gioiosi. Ogni giorno più coraggiosi. Ogni giorno più operosi.


I -
II -
III -
IV -
V -
VI -
VII -
VIII -
IX -
X -
XI -
XII -
XIII -
XIV -

I - Gesù risorge da morte

Via Lucis - Stazione I

  Passato il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Mágdala e l’altra Maria andarono a visitare il sepolcro. Ed ecco che vi fu un gran terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve. Per lo spavento che ebbero di lui le guardie tremarono tramortite. Ma l’angelo disse alle donne: “Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. È risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: È risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, io ve l’ho detto”. (Mt 28,1-7)

Nota artistica del prof. Giovanni Dragoni
  Il centro della composizione è la figura di Gesù con lo sguardo rivolto verso l’alto. È raffigurato come il vincitore della morte; nella mano destra tiene la bandiera, simbolo della sua vittoria. Il braccio sinistro è leggermente piegato e tramitela mano aperta d? alla figura una ieraticità spaziale che è la testimonianza di una reale presenza.
  La figura di Gesù irradia, con le energie che Lui risorgendo ha generato, tutta la composizione in una dinamica spaziale, le cui forze vengono a caricarsi di contenuti espressivi.
  Il volto di Gesù è sereno, luminoso. È il volto di Colui che, essendo il Risorto, emana luce e speranza. È il volto del vincitore della morte; per questo incarna tutta la dignità e l’umanit? di Colui che ha trasformato il Calvario in luce di Risurrezione.
  È il volto che ci aspetta; è quello del migliore Amico, del fratello maggiore: Gesù!
  Al centro sono evidenti due direttrici, che, avendo come fulcro di origine il sepolcro vuoto, si aprono come un ventaglio allargandosi verso l’alto, generando così uno spazio aperto, dal quale emerge la figura del Risorto.
  Alla spinta verticale di queste forze, si contrappongono direttrici di energia luminosa, che partendo dalla figura centrale, investono tutta la composizione.
  Nella parte superiore una forma semicircolare caratterizza la composizione, dando vita ad uno spazio che si apre verso l’alto.
  Ai lati due figure vengono raggiunte dalla grande energia del Risorto, che avvolgendole, porta loro, come simboli dell’umanità trapassata, la certezza del lento ma sicuro sciogliersi dal sonno della morte, per partecipare alla sua grande Risurrezione.
  In basso, nella parte inferiore, due figure completamente diverse. Da una parte l’angelo, seduto sulla pietra che bloccava il sepolcro, è assorto e rapito dal grande evento e con la mano sinistra, aperta verso l’alto, sembra perdere ogni peso corporeo.
  Dall’altra parte il soldato, simbolo di coloro che dovevano vegliare sulla tomba, affinché nessuno si avvicinasse, viene invece scaraventato indietro da una forza molto più potente delle lance, che vengono così a scomporsi, perdendo il loro significato di violenza, per divenire fragili cose, impotenti nel grande progetto della Redenzione.

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II - I discepoli trovano il sepolcro vuoto

Via Lucis - Stazione II

  Nel giorno dopo il sabato, Maria di Mágdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand’era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: “Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!”. Uscì allora Simon Pietro insieme all’altro discepolo, e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioé doveva risuscitare dai morti. (Gv 20,1-9)

Nota artistica del prof. Giovanni Dragoni
  Nella composizione si avverte uno stupore, un mistero nel quale le figure sono avvolte.
  Il sepolcro vuoto è il centro di irradiazioni, di energie che solcano lo spazio e le figure. Il vero protagonista è Colui che non c’è.
  Due grandi forme circolari sono la spazialità del mistero che avvolge i personaggi, mentre direttrici di energia si dilatano nello spazio, annunciando un’attesa che non ha sùbito una risposta.
  La risposta vera è dentro di chi vede quel sepolcro vuoto; è nella fede della Maddalena, che con grande tenerezza contempla le bende che avvolsero Gesù, il suo Maestro.
  I due discepoli ancora non comprendono pienamente, ma la circolarità che li avvolge indica che essi sono nel mistero, parte del mistero, essendo stati chiamati per esserne testimoni, i primi testimoni.
  La forma del sepolcro si prolunga come energia nello spazio, unendosi al volo delle colombe.
  Il suo vuoto è Risurrezione, è Pasqua, è festa.
  Il Cristo della speranza lascia dietro di sé il profumo della sua Risurrezione e affida al volo delle colombe di proclamarlo oltre l’umano, alla natura tutta, poiché tutto in lui sia armonia e speranza.
  Tutte le forme della scultura sono chiamate ad esprimere nella loro semplice complessità l’evento straordinario, affinché, smaterializzandosi delle loro qualità formali, possano generare una forza che si espanda, per evocare il grande eveno del Cristo Risorto e presente pertanto nell’umanit?.

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III - Il Risorto si manifesta alla Maddalena

Via Lucis - Stazione III

  Maria invece stava all’esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: “Donna, perché piangi?”. Rispose loro: “Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto“. Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù. Le disse Gesù: “Donna, perché piangi? Chi cerchi?”. Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: “Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo”.
  Gesù le disse: “Maria!”. Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: “Rabbunì!”, che significa: Maestro! Gesù le disse: “Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro". Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli: “Ho visto il Signore” e anche ciò che le aveva detto. (Gv 20,11-18)

Nota artistica del prof. Giovanni Dragoni
  Come nella seconda stazione, anche in questa, nella parte centrale della composizione è visibile il sepolcro vuoto, centro vitale del grande evento della Risurrezione.
  Maddalena è là, avvolta dal silenzio e dal mistero che un sepolcro emana. E questo in modo particolare, poiché è quello che ha contenuto il corpo di Gesù. È quel corpo che è stato flagellato e crocifisso che Maddalena ricerca; e non trovandolo, rivolta agli angeli dice:
  «Lo hanno portato via!».
  È in quell’attimo di estrema solitudine interiore che sente pronunciare il suo nome: «Maria!».
  Ella istintivamente si volge, portando il braccio destro con la mano aperta nell’atto di ricevere, verso la parte dalla quale proveniva quel nome: «Maria!».
  È la voce di Gesù, il suo Maestro, che chiamandola l’avvolge della sua presenza, trasformando così il suo dolore, la sua solitudine in gioia interiore, perché visiva della sua reale Presenza.
  Maddalena risponde pronunciando un solo nome che è tutto: la sua gioia, la sua emozione, la sua fede, la sua testimonianza.
  «Maestro!».
  Questa terza stazionesi concentra e si esprime nel tempo e nello spazio generato dai due nomi:
  «Maria!», «Maestro!».
  È per questo che la composizione è contenuta in una forma ellittica, tendente a raccogliere in una tensione spirituale le due figure protagoniste, Gesù e Maria, che, unite da un ritmo di linee circolari, generano una unità compositiva che esprime lo stupore e la gioia che Maddalena vive nell’attimo che si sente chiamare dal suo Maestro.
  L’angelo appare disegnato da delicati valori plastici. Sembra emergere da uno spazio proprio, per dare più importanza alle due figure, protagoniste di una delle più straordinarie avventure dello Spirito.

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IV - Il Risorto sulla strada di Emmaus

Via Lucis - Stazione IV

  Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Èmmaus, E conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed egli disse loro: “Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?”. Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: “Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?”. Domandò: “Che cosa?”. Gli risposero: “Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo.
  Ed egli disse loro: "Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?”. E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. (Lc 24,13-19.25-27)

Nota artistica del prof. Giovanni Dragoni
  Questa stazione ha come scenario una strada e un paesaggio della terra di Gesù.
  I due discepoli sono tristi e delusi per i fatti avvenuti in quei giorni. Essi vanno. Cosa si stessero dicendo nessuno lo sa. Ma dal momento che Gesù appare e con loro cammina, si può immaginare cosa ascoltarono e quale insegnamento appresero.
  Il Maestro è il centro della composizione, ove sono anche visibili alcuni elementi, del paesaggio, come piante ed uccelli, quali simboli di una natura che partecipa e completa l’ambiente ove avviene questo incontro straordinario.
  Gesù è affiancato dai due discepoli. Cammina, e al ritmo lento dei passi fanno ricorso le sue parole, che i due discepoli sembrano meditare in atteggiamento attento.
  Egli, oltre che percorrere la strada, ne è la Via e la Verità.
  È per caratterizzare questo contenuto, che dalla parte superiore della composizione si generano due direttrici. Esse, allargandosi verso il basso, determinano la spazialità della composizione, oltre che suggerire l’immagine di una strada quale percorso ideale perché dello Spirito.
  Gesù è raffigurato nell’atteggiamento del Maestro, che elargisce saggezza e verità. Dalla sua aureola, fonti di luce, si dilatano energie che investono tutto lo spazio, generando una unit? spirituale tra uomo e natura.
  Nella parte superiore, delle colombe si liberano felici, generando una forma dinamica, rispetto al lento e profondo incedere dei tre personaggi. E sembrano annunciare la loro gioia di esistere nel grande disegno della bellezza e della verità dell’esistenza.
  Tutta la composizione tende ad esprimere un incontro, che è gioia serena e meraviglia di attesa, mentre i passi vanno verso Emmaus.

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V - Il Risorto si manifesta allo spezzare del pane

Via Lucis - Stazione V

  Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: “Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino”. Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro.
  Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l’un l’altro: “Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?”. E partirono senz’indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: “Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone”. Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane. (Lc 24,28-35)

Nota artistica del prof. Giovanni Dragoni
  Passo dopo passo, ecco Emmaus.
  È sera.
  «Rimani con noi, Signore!».
  La mensa che li attende è povera, è quella dei viandanti di passaggio. In quella sera c’è qualcosa di nuovo, di eccezionale: ed è nel personaggio che è seduto accanto ai due discepoli.
  La loro stanchezza è quella umana. Gesù è con loro ma non è stanco: colma della sua presenza l’ambiente che li ospita, caratterizzato da oggetti tipici di tutte le locande del mondo, come lucerne, vasellame, clessidre.
  In basso, lateralmente, sono visibili due animali domestici in cerca di qualche briciola, che conferiscono all’ambiente un carattere familiare per la nota che portano nell’insieme della scena.
  Ma quando Gesù compie il gesto benedicente, l’ambiente povero viene investito da un alone di energia, percebile tramite una forma circolare che caratterizza tutta la composizione, avvolgendola, quale simbolo della santità che dal Maestro emana per la sua presenza dovunque vada.
  È un attimo, e la loro realtà umana, ove il dubbio poteva raggiungerli, viene illuminata da una conoscenza rivelante dello Spirito che vede, e la fede si fa certezza.
  Di Lui rimane la coscienza di averlo riconosciuto.
  Ed Egli è già altrove.

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VI - Il Risorto si manifesta vivo ai discepoli

Via Lucis - Stazione VI

  Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!”. Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma.
  Ma egli disse: “Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho”. Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi.
  Ma poiché per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti, disse: “Avete qui qualche cosa da mangiare?”. Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. (Lc 24,36- 43)

Nota artistica del prof. Giovanni Dragoni
  Erano insieme, si sentivano fratelli di fede, ma nel contempo erano anche uniti da una comune solitudine. Vivevano un’attesa non di paura, ma neanche di certezza. Lo stare insieme dava loro la sensazione di essere protetti, proteggendosi reciprocamente.
  Improvvisamente il loro spazio, il loro attendere, il loro guardarsi come per chiedersi cose alle quali non sapevano rispondere, viene fermato da una voce che li saluta dicendo: «Pace a voi!».
  La voce che tante volte avevano udito è quella del Maestro. Egli è entrato a loro insaputa, non aveva bisogno di bussare: le pareti non esistono per Lui, che vuol rivelarsi con la sua reale presenza.
  E grande è la meraviglia dei discepoli. Si guardano, si abbracciano, si interrogano e si ritrovano come un tempo per un nuovo tempo. Il loro cuore esulta di gioia, non sono più soli.
  È da queste prime ma fondamentali riflessioni, che successivamente si potrà tessere la trama formale per esprimere quei contenuti che essa dovrà rivelare.
  Questo è il compito delicato e difficile dell’artista, in modo particolare per quello che rappresenta soggetti sacri, poiché alle forme viene affidata la possibilità di una catechesi riflessa tramite l’immagine, affinché possa giungere alle sensibilità del fruitore, come arricchimento interiore, per una crescita mediata dal messaggio artistico.
  La composizione si presenta articolata in due gruppi: a sinistra la figura di Gesù e di un discepolo. A destra tutti gli altri, ma che fondendosi come unità compositiva generano una unità di spazio e di tempo, in quanto è l’attimo del «Pace a voi!».
  Gesù è raffigurato più grande di loro; è come lo stupore e la meraviglia che provano nel rivederlo, ed anche perché è il Maestro, che si manifesta per la prima volta a tutti nella sua umanità e potenza di Risorto.
  La figura di Gesù è rappresentata nell’atteggiamento di chi entrando saluta. Si può osservare come, superiormente, sia circoscritto da una forma semicircolare che dall’alto si inserisce nello spazio, come avvolgendolo della sua presenza.
  Il saluto è arrivato con la parola. A queste forme ed alle altre che hanno come centro di irradiazione la figura di Gesù, il compito di commentarlo ed esprimerlo.

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VII - Il Risorto dà il potere di rimettere i peccati

Via Lucis - Stazione VII

  La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!”. Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”. Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi”. (Gv 20,19-23)

Nota artistica del prof. Giovanni Dragoni
  Ora non sono più soli, hanno gi? rivisto il loro Maestro. Con Lui è ritornata la fiducia e la speranza.
  Nuovi pensieri, nuove parole si scambiano in un clima di ritrovato impegno.
  Si sentono uniti. La Sua presenza ha rigenerato in loro la misura interiore della missione che li attende.
  Sono pronti, ascoltano. Gesù parla e dice: «Andate e rimettete i peccati del mondo».
  Non vuole essere un ordine, ma è più di un invito: è la forza che li aiuterà a realizzare il loro destino di apostoli, dell’amore e della fratellanza, per un mondo migliore, per quello per cui Lui venne e morì, donandoci poi la certezza della risurrezione.
  La composizione si articola in tre parti: una centrale e due laterali, ma che fondendosi formalmente tendono ad essere una cosa sola, indivisibile, per eprimere simbolicamente la loro unità spirituale.
  Al centro è la figura di Gesù, che, essendo luce e certezza, saprà trasformare dei semplici pescatori in apostoli del Suo messaggio per tutte le genti.
  Il Maestro emerge da uno spazio tutto Suo, caratterizzato tra due direttrici laterali, che partendo dal basso verso l’alto, tramite un raccordo curvilineo delimitano la parte superiore della composizione, come per avvolgere del Suo messaggio loro, i discepoli, che illuminati potranno andare e portare il perdono a tutti coloro che, chiedendolo, saranno nelle condizioni e nella speranza di riceverlo.
  Ritrovare la speranza e andare per convertire, rimettendo i peccati, per molti è la scelta totale della propria vocazione.

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VIII - Il Risorto conferma la fede di Tommaso

Via Lucis - Stazione VIII

  Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dissero allora gli altri discepoli: “Abbiamo visto il Signore!”. Ma egli disse loro: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò”. Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!”. Poi disse a Tommaso: “Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere pi? incredulo ma credente!”.
  Rispose Tommaso: “Mio Signore e mio Dio!”. Gesù gli disse: “Perché mi hai veduto, hai creduto: beati Quelli che pur non avendo visto crederanno!” (Gv 20,11-18)

Nota artistica del prof. Giovanni Dragoni
  Quando il Maestro apparve, non c’erano tutti: mancava Tommaso.
  È forse un caso, o un disegno per testimoniare la sua reale Risurrezione? Al racconto dei suoi amici, Tommaso, rimaneva indifferente, come se avessero visto e udito cose che la loro fantasia si era creata. Si poneva al di là: non li accusava, ma non li credeva.
  Alle parole avranno sicuramente unito particolari dell’evento, ma tra lui e loro si era formato un clima di incomprensione, un disagio reciproco, quasi un desiderio di evitarsi.
  Lui, Tommaso, chiedeva una prova convincente, reale, che potesse trasformare l?ombra del suo dubbio in evidente realtà dello spirito che si fa luce, illuminando chi tocca.
  Era questo il clima che li avvolgeva, un clima di dubbio e di attesa.
  Improvvisamente un alone di luce illumina il loro spazio, generando un centro focale: «Shalom: Pace a voi!».
  Gesù è tornato, è tornato per Tommaso. Ora sono loro i veri protagonisti. E per essere maggiormente evidenziati, sono come avvolti e circoscritti in uno spazio ovale, che divenendo il centro della composizione, ferma anche l’attimo di tempo nel quale Gesù dice a Tommaso di toccare con il dito le ferite che ha riportato nel doloroso percorso e nella passione e morte sul Calvario.
  Tommaso guarda il Maestro ed esclama: «Mio Signore e mio Dio!».
  Comprende.
  Il suo atteggiamento è quello di colui che cerca il perdono. Ora è lui che vorrebbe essere capito per non aver capito, ma sarà il Maestro, nel Suo gesto aperto e sereno, a ridargli la gioia del dubbio che si fa certezza.

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IX - Il Risorto si incontra con i suoi al lago di Tiberiade

Via Lucis - Stazione IX

  Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: “Io vado a pescare”. Gli dissero: “Veniamo anche noi con te”. Allora uscirono e salirono sulla barca; ma in quella notte non presero nulla.
  Quando già era l’alba Gesù si presentò sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: “Figlioli, non avete nulla da mangiare?”. Gli risposero: “No”.
  Allora disse loro: “Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete”. La gettarono e non potevano più tirarla su per la gran quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: “È il Signore!”. Simon Pietro appena udì che era il Signore, si cinse ai fianchi il camiciotto, poiché era spogliato, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: infatti non erano lontani da terra se non un centinaio di metri. Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Allora Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede a loro, e così pure il pesce. (Gv 20,11-18)

Nota artistica del prof. Giovanni Dragoni
  Quest’episodio straordinario esprime in modo particolare le delicate sfumature tra il divino e l’umano che investono la figura di Gesù nello scenario aperto della natura. All’alba di un mattino, sulle rive del lago di Tiberiade il Maestro chiede del cibo, un cibo che non c’era poiché durante la notte Pietro e gli altri avevano invano gettato le reti.
  Gesù, che non è subito riconosciuto, li esorta a riprovare, ma gettando le reti a destra della barca. Ascoltarono, e fu una pesca miracolosa, quasi incredibile. Si genera così tra loro un clima sereno, gioioso, tipico di quando le cose vanno bene.
  C’è animazione tra i personaggi: chi è attento alla cottura del pesce, chi sistema un remo della barca, chi è in procinto di mangiare.
  In basso a sinistra è visibile un cesto pieno di pesci, che testimonia il successo della pesca. Più in alto la barca del miracolo, che entra come protagonista a far parte della composizione, disegnandone il profilo del lato sinistro. A destra, una forma circolare ricorda un rudimentale mulino, ma pienamente rispondente alle esigenze di quel tempo. In alto il lago di Tiberiade, delimitato superiormente da forme curvilinee che, disegnando anche il profilo superiore della scultura, suggeriscono formalmente le dolci colline del Golan.

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X - Il Risorto conferisce il primato a Pietro

Via Lucis - Stazione X

  Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: “Simone di Giovanni, mi vuoi bene tu più di costoro?”. Gli rispose: “Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene”. Gli disse: “Pasci i miei agnelli”. Gli disse di nuovo: “Simone di Giovanni, mi vuoi bene?”. Gli rispose: “Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene”. Gli disse: “Pasci le mie pecorelle”. Gli disse per la terza volta: “Simone di Giovanni, mi vuoi bene?”. Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: Mi vuoi bene?, e gli disse: “Signore, tu sai tutto; tu sai che ti voglio bene”. Gli rispose Gesù: “Pasci le mie pecorelle”. (Gv 21,15-17)

Nota artistica del prof. Giovanni Dragoni
  Lo schermo compositivo di questa stazione si è definito simbolicamente, partendo da ciò che è stato l’evolversi delle facciate, tramite le quali la Chiesa primitiva, come edificio, si è realizzata nel tempo.
  Il centro ideale di questa composizione è una forma circolare, che scavata, rispetto agli altri valori plastici della scultura, focalizza il momento in cui Gesù affida a Pietro le chiavi del Regno, suggerendo anche l’idea di ciò che saranno i rosoni delle chiese che verranno.
  Rosone simbolo del mondo, che lentamente, ma inevitabilmente, sarà illuminato dalla luce che da secoli, dopo la risurrezione di Gesù, rimane l’unica speranza di pace per l’umanità che è e per quella che verrà.
  È Trascorso un breve tempo, da quando il gallo per tre volte aveva cantato. Come riparare?
  Gesù, che è soprattutto amore, aspetta il riscatto delle altrui debolezze, con un atto che sia nuova testimonianza, rinnovata fede, ripromessa di fedeltà. E per tre volte, guardando Simon Pietro, gli chiese se lo amava veramente.
  Forse Pietro non capì subito il profondo significato di quell’insistente domanda che il Maestro gli aveva rivolto. Ma sicuramente ogni volta che rispose sì, il gallo cantò una volta di meno nella storia della sua vita.
  Era necessaria questa nuova testimonianza, perché così, purificato da ogni ombra che potesse velare la sua fede, fosse pronto a ricevere il compito di pascere i suoi agnelli.
  È grande il momento. Gesù consegna Pietro la chiave del suo regno. La chiave, simbolo di apertura e chiusura, gli è affidata, affinché l’amore, la carità e la capacità di comprendere, possano essere le ragioni e la forza per poterla usare.

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XI - Il Risorto affida ai discepoli la missione universale

Via Lucis - Stazione XI

  Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano. E Gesù, avvicinatosi, disse loro: “Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. (Mt 28,16-20)

Nota artistica del prof. Giovanni Dragoni
  Dopo la sua risurrezione, Gesù continua la missione che il Padre gli ha affidato. Il grande disegno è quello di demandare poi ai discepoli, e a tutti coloro che nello spirito lo diventeranno, la continuazione e divulgazione del suo messaggio. Tra poco risalità al Padre. I tempi diventano brevi. È l’ora del grande messaggio. Gesù ha nel cuore l’intera umanità. Nel suo pensiero sono presenti tutti gli uomini di tutti i tempi che ci hanno preceduto, come quelli che verranno.
  Noi non siamo che un momento di quella sua verità, che sa trovare in ogni tempo la propria attualità per ciò che annuncia.
  Essendosi incarnato prendendo sembianze umane, egli diviene il simbolo dell’intera umanità che deve tornare al Padre. E dice ai suoi discepoli: «Andate, ammaestrate tutte le genti, battenzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo».
  è compito estremamente difficile tradurre in forme plastiche i contenuti così altamente spirituali di questi messaggi, che sono percepibili soprattutto tramite la fede, che si fa veicolo per potervi accedere e comprenderne i tesori che contengono.
  È nell’intento di interpretare e rendere formalmente visibile il messaggio di questa undicesima stazione, che per realizzarla e contenerla è stata preferita la forma del planisfero, come la più rispondente ad esprimere simbolicamente la sua universalità, quale messaggio e stimolo per la conversione del mondo.

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XII - Il Risorto sale al cielo

Via Lucis - Stazione XII

  Così venutisi a trovare insieme gli domandarono: “Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno di Israele?”. Ma egli rispose: “Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta, ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino agli estremi confini della terra”. Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo. E poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se n’andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: “Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo”. (At 1,6-11)

Nota artistica del prof. Giovanni Dragoni
  Gesù ha compiuto la sua missione.
  Dopo la risurrezione, era riapparso più volte tornando tra i discepoli con la sua reale presenza. Così reale, che all’alba di un mattino chiederà sulle rive del lago di Tiberiade a Pietro, ed agli altri, se avessero del cibo. Ora li sta lasciando, non lo vedranno più con il suo corpo. Di Lui, in loro resterà la presenza invisibile perché dello spirito, e l’eco della sua voce li guiderà ancora illuminandoli; specialmente quando di Lui testimonieranno nel mondo. Era venuto come un piccolo bambino nato in una povera stalla, ritorna come il vincitore della morte, come il Risorto.
  Per realizzare questo episodio, il cui contenuto è la lievità dell’ascesa, è stata proposta una forma contenuta in un movimento dinamico di curve, che disegnando il profilo esterno della composizione ritrovano poi, nello spazio interno, la loro continuità, conferendo così all’insieme plastico un movimento ed una leggerezza che il contenuto dell’episodio richiedeva.
  Le figure protagonista di questa dodicesima stazione sono rappresentate in atteggiamento di ascesa.
  Al centro è Gesù, che sorretto da una nube è con il volto e le mani rivolti verso l’alto. È già vicino al Padre che lo attende.
  Ai lati quattro angeli musicanti cantano le lodi del Risorto e con le loro ali aperti sono in procinto, volando, di accompagnare la sua ascesa.

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XIII - Con Maria in attesa dello Spirito

Via Lucis - Stazione XIV

  Allora ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in un sabato. Entrati in città salirono al piano superiore dove abitavano. C’erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo di Alfeo e Simone lo Zelòta e Giuda di Giacomo. Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui. (At 1,12-14)

Nota artistica del prof. Giovanni Dragoni
  Sono di nuovo riuniti. Il Maestro li ha lasciati, ma con loro è rimasta la Madre, affidata da Lui a Giovanni: «Donna, ecco tuo figlio»; e al discepolo: «ecco tua madre». In questo clima di attesa e di preghiera Lei ne è il centro vitale, è assorta, con la mano sinistra sembra annunciare che lo Spirito Santo è vicino, essa lo percepisce.
  Porta nel volto il dolore che ha trafitto il suo cuore. Lei che ha seguito il figlio lungo il percorso del Calvario è con loro che non c’erano. È la donna forte che con Maddalena e Giovanni ha vissuto del figlio l’ultimo respiro. È la testimone del dolore di tutte le madri, che nel tempo hanno perduto e perderanno un figlio. È la mamma per eccellenza, la mediatrice tra Colui che è e l’umanità in cerca della sua Verità.
  È raffigurata al centro della composizione in quanto ne è il nucleo ideale e l’energia che di sé investe lo spazio, aprendolo verso l’alto come punto di riferimento tra lei e l’infinito di Dio.
  Ogni grande attesa dello Spirito è silenzio, raccoglimento; e per esprimere questo clima particolare in alto è raffigurato un angelo musicante, che con le sue dolci note contribuisce a creare quell’atmosfera di intima concentrazione che ogni grande attesa richiede per potersi realizzare nella sua pienezza e verità.

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XIV - Il Risorto manda ai discepoli lo Spirito promesso

Via Lucis - Stazione XIV

  Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d’esprimersi. Si trovavano allora in Gerusalemme Giudei osservanti di ogni nazione che è sotto il cielo. Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita perché ciascuno li sentiva parlare la propria lingua. (Gv 20,11-18)

Nota artistica del prof. Giovanni Dragoni
  Il silenzio di attesa che aveva caratterizzato la tredicesima stazione, improvvisamente viene interrotto da un boato di energia, che come fuoco trasformerà ogni creatura che tocca in luce di fede e forza per testimoniarla. Negli apostoli sta per realizzarsi il prodigioso evento che annullerà in loro ogni paura, ogni umana incertezza, per essere i veri testimoni del messaggio, che il Maestro, lasciandoli, aveva loro affidato. Si compie quanto aveva loro promesso: «Vi manderò il Consolatore, lo Spirito di Verità che il Padre manderà nel mio nome».
  Al centro, in alto, è raffigurata la colomba dello Spirito Santo, è circoscritta in una forma circolare dalla quale partono delle direttrici di energia, che irrompendo dall’alto in basso, nella parte centrale della composizione, vengono a generare un clima di forte tensione spirituale.
  Superiormente fiamme di fuoco si dilatano trasformando in luce anche lo spazio interno ove sono i discepoli che, illuminati, diventeranno gli annunciatori instancabili del Regno di Dio nel mondo, dando per questo anche la vita.
  Il martirio sarà per loro il premio che più li avvicinerà al Maestro.
  Ora sono pronti.
  La Chiesa inizia il suo cammino.
  Essi ne sono le prime voci la cui eco giungerà ovunque, portando luce e speranza. Anche se il percorso della sua verità avrà orizzonti lontani, saranno tutti egualmente illuminati dal sole della sua Risurrezione e sarà Pasqua per tutte le genti.
  A noi oggi la gioia di testimoniarla vivendola.

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9 marzo 2017
San Domenico Savio


160° morte di San Domenico Savio

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